Non c'è altro argomento in questo blog, se il blog deve essere espressione dello scrivente non può che essere così.
Come sappiamo Harlock è passato dallo spazio alla terra; l'astronave si è fermata per osservare la natura lungo la dorsale dell'appenino centrale. In un piccolo lembo di terra si è messo a sperimentare quello che può diventare il mondo dopo che l'uomo ha rotto tutti gli equilibri terresti.
Terra difficile da coltivare dove la natura si esprime con tutti i suoi estremi, il carattere di Harlock vive in simbiosi con dei piccoli insetti che vivono in questa terra da molto prima dell'arrivo dell'uomo ...l'evoluzione della specie alla massima espressione.
14 ottobre 2014
31 agosto 2014
Poveri ma belli!
Mi manca un po' Harlock ...non so se è la fine dell'estate per cui sento questa nostalgia, o è la voglia di mostrare al ristretto numero di visitatori di questo blog il risultato raggiunto con le api.
Ormai sono proiettato con mente e corpo (e finanze) verso l'obiettivo di raggiungere la piena autosufficienza con questi piccoli insetti ...non so se si possono definire derivati della terra anche i prodotti dell'alveare, ma è l'obiettivo annunciato più volte in questo blog!
Annata terribile per l'apicoltura in generale, la produzione di miele è stata inferiore alle attese più o meno in tutta Italia, ma per quanto mi riguarda non mi posso lamentare. Le api stanno bene, hanno molte scorte, non ci sono i soliti calabroni, saccheggi assenti!
Tutto questo grazie al clima mite e le stesse piogge che, prima, hanno limitato il raccolto di miele nei mesi di maggio giugno e inizio luglio, e poi hanno permesso alla vegetazione di rimanere viva nei mesi di luglio e agosto.
Ritorniamo alla mia ascesa: 2009 inizio attività... 2012 rimasto con 2 famiglie, 2013 acquistato 13 nuclei e raddoppiato le famiglie, 2014 partito con 26 famiglie e creato 36 nuove famiglie-nuclei ...risultato 60!!
Ok, sessanta è un bel numero per una seconda attività visto che ancora non posso lasciare la prima, con sessanta non ce la faccio a mandare due figli all'università! Poi succede che un amico apicoltore decide di vendere le api, una trentina di famiglie-nuclei, me li offre a buon prezzo ed io accetto. Così mi trovo a dover gestire 90 famiglie, con il primo lavoro che ancora devo portare avanti e senza una lira in più da tirar fuori per sistemarle. ...ce la farà il nostro eroe a risolvere anche questo problema?!
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Ormai sono proiettato con mente e corpo (e finanze) verso l'obiettivo di raggiungere la piena autosufficienza con questi piccoli insetti ...non so se si possono definire derivati della terra anche i prodotti dell'alveare, ma è l'obiettivo annunciato più volte in questo blog!
Annata terribile per l'apicoltura in generale, la produzione di miele è stata inferiore alle attese più o meno in tutta Italia, ma per quanto mi riguarda non mi posso lamentare. Le api stanno bene, hanno molte scorte, non ci sono i soliti calabroni, saccheggi assenti!
Tutto questo grazie al clima mite e le stesse piogge che, prima, hanno limitato il raccolto di miele nei mesi di maggio giugno e inizio luglio, e poi hanno permesso alla vegetazione di rimanere viva nei mesi di luglio e agosto.
Ritorniamo alla mia ascesa: 2009 inizio attività... 2012 rimasto con 2 famiglie, 2013 acquistato 13 nuclei e raddoppiato le famiglie, 2014 partito con 26 famiglie e creato 36 nuove famiglie-nuclei ...risultato 60!!
Ok, sessanta è un bel numero per una seconda attività visto che ancora non posso lasciare la prima, con sessanta non ce la faccio a mandare due figli all'università! Poi succede che un amico apicoltore decide di vendere le api, una trentina di famiglie-nuclei, me li offre a buon prezzo ed io accetto. Così mi trovo a dover gestire 90 famiglie, con il primo lavoro che ancora devo portare avanti e senza una lira in più da tirar fuori per sistemarle. ...ce la farà il nostro eroe a risolvere anche questo problema?!
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01 dicembre 2013
Come costruire un sublimatore.
Un tempo le api vivevano su questo pianeta libere e leggere come l'aria, forse ancora oggi c'è un posto dove possono vivere ancora così, magari per l'apis cerana non è cambiato niente.
La Varroa è un acaro parassita delle api proveniente dal sudest asiatico dove vive proprio l'Apis cerana. L'ape asiatica, in millenni di convivenza con l'acaro, riesce a difendersi da sola.
In Italia la Varroa è arrivata nei primi anni ottanta, da allora la vita delle api e degli apicoltori è cambiata, la nostra ape italiana (Apis millifica ligustica) non sa difendersi dalla Varroa, non ha ancora sviluppato gli strumenti giusti come la cerana, così da ape libera e leggera è diventata martoriata dalla Varroa e indebolendosi è diventata vulnerabile a virus, batteri e funghi.
Così ci troviamo a combattere con questi acari nella speranza che madre natura, un giorno, riequilibri tutto rendendo anche la nostra ligustica resistente alla Varroa. Per adesso l'unico modo per tenerle in vita è mantenere il numero di acari sotto controllo, e magari sarebbe auspicabile riuscire a separare e selezionare i ceppi più resistenti per poter un giorno dire -abbiamo sconfitto la Varroa-, questo è reso molto difficile dalle istituzioni che obbligano gli apicoltori ad effettuare due trattamenti annui sui nostri alveari.
L'acido ossalico si è rivelato il rimedio relativamente più efficace. Relativamente perché ancora oggi non esiste niente di risolutivo, così le lobby della farmaceutica dopo averlo proibito lo hanno reimmesso nel mercato sotto forma di medicinale autorizzato per ricavarne denaro.
Adesso abbiamo l'Apibioxal (nome del prodotto a base di acido ossalico) come arma "relativamente" efficace contro la Varroa, la posologia di somministrazione prevede due metodi di somministrazione: diluito con acqua distillata e poi gocciolato sui telaini pieni di api, oppure sublimato con un sublimatore. In realtà si può utilizzare anche nebulizzato direttamente sulle api, con concentrazioni più basse del gocciolato.
L'Apibioxal e formulati a base di Timolo sono gli unici rimedi consentiti dal Biologico.
Si dice che le stesse api non devono avere più di un trattamento con il gocciolato, mentre con il sublimato si può ripetere più volte senza che le api soffrono particolari conseguenze.
Riprendendo lo stile di questo blog, di seguito illustrerò come un autarchico come me si è costruito un sublimatore.
.La prima cosa da fare è procurarsi i materiali:
-resistenza a fascia 40x40
-termostato con sonda che arrivi almeno a 220 gradi
-rubinetto a sfera m-f, misura un pollice
-manicotto da saldare, misura un pollice
-interruttore acceso-spento bipolare
-spia a led
-scatola elettrica 10x10
-supporto a elle, o come volete
-manico
-rondella di teflon
-tubo di rame in caso si voglia utilizzare in sublimatore anteriormente, altrimenti va bene anche di ferro, diametro 8mm, lunghezza variabile!
La prima cosa da fare è recarsi da un tornitore dove ci facciamo fare la caldaia: partendo da un cilindro di ferro pieno di diametro 40mm, per la lunghezza 55mm. Si fora, per creare la camera interna, con una punta di diametro 32 per la lunghezza di 45mm, lasciando il fondo pieno di 10mm. Nel fondo verrà praticato un foro trasversale per l'inserimento della soda del termostato. Subito sopra, distanza dal fondo 40mm, verrà praticato un foro di 8mm per l'inserimento della canna di uscita del sublimato.
Il manicotto che avete acquistato antecedentemente, in genere ha un'altezza di 40mm, verrà tagliato a 20mm, poi saldato nella parte superiore della caldaia, che servirà come abbocco per il rubinetto.
Nel fondo verranno praticati due fori di diametro 5mm e filettati per poter avvitare il sublimatore al telaio.
P.S. attenzione a non sforare nella caldaia!
Per telaio ho utilizzato una mensola che si usa come supporto per le canaline da elettricista, ho messo una rondella spacciata per teflon come cuscinetto isolante dalla caldaia. Dopo le prime accensioni ho constatato che il cuscinetto si scioglieva, cosi l'ho sostituito con uno di legno.
Adesso siamo all'impianto elettrico: prendere la scatola e fissarla al telaio, praticare i fori per i fili della resistenza, per quello del termostato, per l'entrata della corrente e per una spia che indicherà il raggiungimento della temperatura necessaria per la sublimazione. Nel coperchio della scatola verrà fissato il termostato.
La temperatura di sublimazione dell'ossalico va dai 150 ai 200 gradi, generalmente si tiene sui 180 gradi. Per la taratura della posizione del termostato è consigliabile una misurazione supplementare con un termometro professionale.
Questo apparecchio è ancora in via di sperimentazione, non deve essere preso tutto alla lettera, sono solo un dilettante che vuole condividere delle idee, probabilmente sarà modificato in alcune sue parti.
P.S. Per la resistenza chiedere informazioni alla ditta Rotfil di Torino. La resistenza è una piromax 40x40, v 220-230, watt 225.
ATTENZIONE:
Per l'uso utilizzare tutte le precauzioni possibili: abbigliamento adatto, guanti, MASCHERA INTEGRALE con filtri idonei per acidi organici.
La Varroa è un acaro parassita delle api proveniente dal sudest asiatico dove vive proprio l'Apis cerana. L'ape asiatica, in millenni di convivenza con l'acaro, riesce a difendersi da sola.
In Italia la Varroa è arrivata nei primi anni ottanta, da allora la vita delle api e degli apicoltori è cambiata, la nostra ape italiana (Apis millifica ligustica) non sa difendersi dalla Varroa, non ha ancora sviluppato gli strumenti giusti come la cerana, così da ape libera e leggera è diventata martoriata dalla Varroa e indebolendosi è diventata vulnerabile a virus, batteri e funghi.
Così ci troviamo a combattere con questi acari nella speranza che madre natura, un giorno, riequilibri tutto rendendo anche la nostra ligustica resistente alla Varroa. Per adesso l'unico modo per tenerle in vita è mantenere il numero di acari sotto controllo, e magari sarebbe auspicabile riuscire a separare e selezionare i ceppi più resistenti per poter un giorno dire -abbiamo sconfitto la Varroa-, questo è reso molto difficile dalle istituzioni che obbligano gli apicoltori ad effettuare due trattamenti annui sui nostri alveari.
L'acido ossalico si è rivelato il rimedio relativamente più efficace. Relativamente perché ancora oggi non esiste niente di risolutivo, così le lobby della farmaceutica dopo averlo proibito lo hanno reimmesso nel mercato sotto forma di medicinale autorizzato per ricavarne denaro.
Adesso abbiamo l'Apibioxal (nome del prodotto a base di acido ossalico) come arma "relativamente" efficace contro la Varroa, la posologia di somministrazione prevede due metodi di somministrazione: diluito con acqua distillata e poi gocciolato sui telaini pieni di api, oppure sublimato con un sublimatore. In realtà si può utilizzare anche nebulizzato direttamente sulle api, con concentrazioni più basse del gocciolato.
L'Apibioxal e formulati a base di Timolo sono gli unici rimedi consentiti dal Biologico.
Si dice che le stesse api non devono avere più di un trattamento con il gocciolato, mentre con il sublimato si può ripetere più volte senza che le api soffrono particolari conseguenze.
Riprendendo lo stile di questo blog, di seguito illustrerò come un autarchico come me si è costruito un sublimatore.
.La prima cosa da fare è procurarsi i materiali:
-resistenza a fascia 40x40
-termostato con sonda che arrivi almeno a 220 gradi
-rubinetto a sfera m-f, misura un pollice
-manicotto da saldare, misura un pollice
-interruttore acceso-spento bipolare
-spia a led
-scatola elettrica 10x10
-supporto a elle, o come volete
-manico
-rondella di teflon
-tubo di rame in caso si voglia utilizzare in sublimatore anteriormente, altrimenti va bene anche di ferro, diametro 8mm, lunghezza variabile!
La prima cosa da fare è recarsi da un tornitore dove ci facciamo fare la caldaia: partendo da un cilindro di ferro pieno di diametro 40mm, per la lunghezza 55mm. Si fora, per creare la camera interna, con una punta di diametro 32 per la lunghezza di 45mm, lasciando il fondo pieno di 10mm. Nel fondo verrà praticato un foro trasversale per l'inserimento della soda del termostato. Subito sopra, distanza dal fondo 40mm, verrà praticato un foro di 8mm per l'inserimento della canna di uscita del sublimato.
Il manicotto che avete acquistato antecedentemente, in genere ha un'altezza di 40mm, verrà tagliato a 20mm, poi saldato nella parte superiore della caldaia, che servirà come abbocco per il rubinetto.
Nel fondo verranno praticati due fori di diametro 5mm e filettati per poter avvitare il sublimatore al telaio.
P.S. attenzione a non sforare nella caldaia!
Per telaio ho utilizzato una mensola che si usa come supporto per le canaline da elettricista, ho messo una rondella spacciata per teflon come cuscinetto isolante dalla caldaia. Dopo le prime accensioni ho constatato che il cuscinetto si scioglieva, cosi l'ho sostituito con uno di legno.
Adesso siamo all'impianto elettrico: prendere la scatola e fissarla al telaio, praticare i fori per i fili della resistenza, per quello del termostato, per l'entrata della corrente e per una spia che indicherà il raggiungimento della temperatura necessaria per la sublimazione. Nel coperchio della scatola verrà fissato il termostato.
La temperatura di sublimazione dell'ossalico va dai 150 ai 200 gradi, generalmente si tiene sui 180 gradi. Per la taratura della posizione del termostato è consigliabile una misurazione supplementare con un termometro professionale.
Questo apparecchio è ancora in via di sperimentazione, non deve essere preso tutto alla lettera, sono solo un dilettante che vuole condividere delle idee, probabilmente sarà modificato in alcune sue parti.
P.S. Per la resistenza chiedere informazioni alla ditta Rotfil di Torino. La resistenza è una piromax 40x40, v 220-230, watt 225.
ATTENZIONE:
Per l'uso utilizzare tutte le precauzioni possibili: abbigliamento adatto, guanti, MASCHERA INTEGRALE con filtri idonei per acidi organici.
20 novembre 2013
Contanima
C'è sempre la prima volta ...quella che non si scorda mai!
Qualche tempo fa sono stato invitato, come produttore di miele, a partecipare ad una mostra locale delle attività produttive della zona. Sono un tipo che non dice mai di no, subito dopo la telefonata mi è preso il panico ...ma come cavolo faccio, non sono pronto!!
Così, con la solita mia determinazione, mi sono messo al lavoro per riuscire a dare un senso alla mia risposta positiva dell'invito. Dopo un primo tentativo di scaricare il "problema" a qualcun'altro, mi sono deciso che a quell'evento ci dovevo andare.
Il lavoro è stato duro e frenetico per arrivare puntuali alla data della mostra. I prodotti dovevano essere confezionati, mancava un logo, una descrizione dell'azienda, un'idea di come dovevano essere presentati, ed una sistemazione dei documenti.
L'evento è arrivato ed io c'ero ...devo dire che se ci sono arrivato in modo presentabile è soprattutto merito della mia famiglia.
Qualche tempo fa sono stato invitato, come produttore di miele, a partecipare ad una mostra locale delle attività produttive della zona. Sono un tipo che non dice mai di no, subito dopo la telefonata mi è preso il panico ...ma come cavolo faccio, non sono pronto!!
Così, con la solita mia determinazione, mi sono messo al lavoro per riuscire a dare un senso alla mia risposta positiva dell'invito. Dopo un primo tentativo di scaricare il "problema" a qualcun'altro, mi sono deciso che a quell'evento ci dovevo andare.
Il lavoro è stato duro e frenetico per arrivare puntuali alla data della mostra. I prodotti dovevano essere confezionati, mancava un logo, una descrizione dell'azienda, un'idea di come dovevano essere presentati, ed una sistemazione dei documenti.
L'evento è arrivato ed io c'ero ...devo dire che se ci sono arrivato in modo presentabile è soprattutto merito della mia famiglia.
09 novembre 2013
Extravergine
Siamo alla fine del raccolto delle olive 2013, mi rendo conto che in questo blog mancano vari passaggi da un certo punto in qua. Gli eventi si moltiplicano, la storia che è cominciata proprio da questo blog va avanti in modo inesorabile.
Gli amici non si devono dimenticare, così ti accorgi che gli amici non si dimenticano di te, ma a volte col passare del tempo sei tu che lasci scivolare via il passato senza rendergli grazie.
Quest'anno ci sono rese alla Harlock un po' dappertutto! Quello che c'è di bello è che con l'esperienza riesci a non rimanerci male se in una stagione come questa la resa al frantoio è di 9,1. Perché le olive che sono poche ad agosto non possono diventare tante al momento del raccolto. Se sono tante è perché si sono riempite di acqua!
Se hai una resa bassa, vuol dire che lo paghi di più ...si perché se al supermercato l'extravergine costa 3 €, a me costa 2 di frantoio!
Ringrazio tutti i partecipanti alla raccolta, avrei voluto accogliere meglio Claudio e Patrizia, ma i prossimi eventi mi obbligano a tralasciare parte del piacere della raccolta a una cosa frenetica da terminare il prima possibile.
Gli amici non si devono dimenticare, così ti accorgi che gli amici non si dimenticano di te, ma a volte col passare del tempo sei tu che lasci scivolare via il passato senza rendergli grazie.
Quest'anno ci sono rese alla Harlock un po' dappertutto! Quello che c'è di bello è che con l'esperienza riesci a non rimanerci male se in una stagione come questa la resa al frantoio è di 9,1. Perché le olive che sono poche ad agosto non possono diventare tante al momento del raccolto. Se sono tante è perché si sono riempite di acqua!
Se hai una resa bassa, vuol dire che lo paghi di più ...si perché se al supermercato l'extravergine costa 3 €, a me costa 2 di frantoio!
Ringrazio tutti i partecipanti alla raccolta, avrei voluto accogliere meglio Claudio e Patrizia, ma i prossimi eventi mi obbligano a tralasciare parte del piacere della raccolta a una cosa frenetica da terminare il prima possibile.
07 ottobre 2013
Il percorso giusto
Spesso si parla di vita naturale, di decrescita, o di downshiftnig, per me tutto questo va visto in modo diverso da come lo intende la gran parte delle persone. Non si può dire che si deve tornare indietro, come se tutto quello che l'uomo ha fatto negli ultimi secoli fosse sbagliato a prescindere. Tutto si evolve, e da questo stato di fatto si deve partire. L'uomo è una malattia per il pianeta, è in grado di modificare negativamente la normale evoluzione naturale. Allo stato attuale abbiamo già in corso molte conseguenze dall'attività umana, per questo non si può tornare indietro, se vogliamo migliorare lo stato delle cose dobbiamo riprendere da dove siamo.
Per evolversi, l'uomo, non deve smettere di pensare o di acquisire nozioni, ma deve elaborare quello che conosce per migliorare lo stato delle cose.
In apicoltura abbiamo fatto già abbastanza danni, un organismo molto complesso come un alveare non aveva bisogno di un'intrusione approssimativa come quella dell'uomo. L'apicoltura si deve evolvere e per evolversi deve partire dallo stato in cui si trova.
Questo la permacultura lo prevede, anche se non sono un profondo conoscitore di tale filosofia mi permetto di dire che molti che hanno l'approccio in questa disciplina non la interpretano come si deve.
L'apicoltura naturale forse non esiste, le api allo stato attuale sono già state modificate-selezionate dall'uomo, vivono solo grazie all'uomo. Per questo chi vuole prendere una strada naturalistica per allevare le api non può non partire da una profonda conoscenza del metodo attuale adottato dall'uomo per allevarle, cioè l'apicoltura razionale.
La warrè, o la top bar, possono essere l'evoluzione a patto che si riesca a naturalizzare le api senza far danni, vanno seguite e monitorate quanto, o più delle altre, per evitare che diffondano patologie.
Purtroppo le istituzioni non ci danno una mano, sembra che l'unica strada percorribile sia quella di adottare metodi sintetici imposti dal sistema. L'obbligo di almeno due trattamenti l'anno contro la varroa, impone di seguire metodi non evolutivi per le api, non migliora lo stato di fatto in cui si trovano, ma uccide qualsiasi tentativo di migliorare la specie.
Per evolversi, l'uomo, non deve smettere di pensare o di acquisire nozioni, ma deve elaborare quello che conosce per migliorare lo stato delle cose.
In apicoltura abbiamo fatto già abbastanza danni, un organismo molto complesso come un alveare non aveva bisogno di un'intrusione approssimativa come quella dell'uomo. L'apicoltura si deve evolvere e per evolversi deve partire dallo stato in cui si trova.
Questo la permacultura lo prevede, anche se non sono un profondo conoscitore di tale filosofia mi permetto di dire che molti che hanno l'approccio in questa disciplina non la interpretano come si deve.
L'apicoltura naturale forse non esiste, le api allo stato attuale sono già state modificate-selezionate dall'uomo, vivono solo grazie all'uomo. Per questo chi vuole prendere una strada naturalistica per allevare le api non può non partire da una profonda conoscenza del metodo attuale adottato dall'uomo per allevarle, cioè l'apicoltura razionale.
La warrè, o la top bar, possono essere l'evoluzione a patto che si riesca a naturalizzare le api senza far danni, vanno seguite e monitorate quanto, o più delle altre, per evitare che diffondano patologie.
Purtroppo le istituzioni non ci danno una mano, sembra che l'unica strada percorribile sia quella di adottare metodi sintetici imposti dal sistema. L'obbligo di almeno due trattamenti l'anno contro la varroa, impone di seguire metodi non evolutivi per le api, non migliora lo stato di fatto in cui si trovano, ma uccide qualsiasi tentativo di migliorare la specie.
05 ottobre 2013
Riprendere il filo!
Le giornate si fanno sempre più corte, il sole è sempre meno cocente e le poche cellule celebrali che ho riprendono un certo movimento.
E' stata un'estate molto intensa dal punto di vista lavorativo, riuscire a portare avanti progetti nuovi senza rinunciare, o perlomeno senza mollare al suo destino compagni di lavoro che da anni mi permettono di vivere e di far crescere i miei figli, diventa un'impresa colossale.
Chi vive di lavoro sa benissimo che per avere una certa remunerazione deve esprimersi in modo professionale, mentre fino ad adesso il mio progetto di apicoltura si è espresso a livelli dilettantistici, ma per riuscire a viverci c'è bisogno di crescere.
Le api ormai sono la mia passione, sono la mia ancora di salvezza per vivere a contatto con la natura, con loro riesco ad esprimere le mie qualità migliori.
La stagione appena passata è stata molto utile dal punto di vista professionale, spero di non ripetere gli errori di superficialità che ho fatto nelle stagioni passate. Per chi deve intraprendere questa strada consiglio di prepararsi bene con corsi, libri e quant'altro possa essere utile.
Il filo di questo blog era quello di perseguire un modo migliore di vivere la vita, con pratiche naturali più vicine all'equilibrio naturale della terra. Non so se io ci posso riuscire, ma questo blog prova a diffondere idee e a prendere consigli per migliorarle, spero che un giorno qualcuno possa dirmi che sono stato utile!
Le api ormai sono la mia passione, sono la mia ancora di salvezza per vivere a contatto con la natura, con loro riesco ad esprimere le mie qualità migliori.
La stagione appena passata è stata molto utile dal punto di vista professionale, spero di non ripetere gli errori di superficialità che ho fatto nelle stagioni passate. Per chi deve intraprendere questa strada consiglio di prepararsi bene con corsi, libri e quant'altro possa essere utile.
Il filo di questo blog era quello di perseguire un modo migliore di vivere la vita, con pratiche naturali più vicine all'equilibrio naturale della terra. Non so se io ci posso riuscire, ma questo blog prova a diffondere idee e a prendere consigli per migliorarle, spero che un giorno qualcuno possa dirmi che sono stato utile!
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