03 agosto 2009

Agricamping da Harlock

E' stato inaugurato il nuovo campeggio.





E' avvenuto sabato primo agosto per l'occasione del compleanno della piccola, che finiva sedici anni.
Disponiamo per adesso solo di una piazzola per tenda, perché non esistono terreni pianeggianti, ma si possono ricavare con qualche piccola opera di livellamento, basta prendere la zappa. Non disponiamo di acqua corrente, si prega la gentile clientela di portarsela da casa, perché qui serve per innaffiare quello che è rimasto nell'orto.
La cucina è aperta a tutti, dispone di stufa a legna, acquaio in graniglia, tavolo sei posti e quattro seggiole. Nei pressi della cucina c'è il rinomato forno di Harlock.
Ringrazio la improbabile gentile clientela, per il tempo impiegato a leggere questo messagio informativo.

24 luglio 2009

Bottiglia per le zanzare

No, non ho sbagliato, la bottiglia serve proprio per catturare quelle succhia sangue a tradimento!
Terminata la distribuzione delle bottiglie per la mosca olearia e avendo a disposizione ancora qualche bottiglia, mi è venuto un pensiero -ma si potrà catturare le zanzare con il solito sistema della bottiglia?
Ebbene cercando in internet ho trovato la trappola per le zanzare fatta con la solita bottiglia.
Basta prendere una bottiglia da due litri, tagliarla a dieci centimetri dal bordo rovesciare la parte superiore dopo aver tolto il tappo, sigillarla con del nastro adesivo e avvolgerla con del materiale nero. Gli ingredienti da inserire all'interno sono 50 gr di zucchero sciolto in 2 dl di acqua e 2 gr di lievito di birra.

Il tutto meglio descritto qui

10 luglio 2009

Quando hai visto l'ultima volta... (Ste)

...un fungo tanto bello quanto malefico?




...un fungo tanto strano quanto buono?

06 luglio 2009

E' l'ora che scriva qualcosa, ma che dire?

Chi non sa scrivere come me, si trova sempre in difficoltà quando il tempo passa e non ha scritto da molto tempo. Oh popolo di internet ma come fate ad avere sempre lo scritto pronto? :-)

Di cose da dire ce ne sarebbero tante, ma di interessanti non mi sembra.
Il lavoro quello vero continua a mancare, mentre quello più vero, necessita sempre di maggiore attenzione.
Ho iniziato a costruire una capanna di legno, servirà come cantina per il vino. Sarà costruita in un luogo dove erano state fatte due grosse cisterne in muratura per la raccolta dell'acqua piovana, penso che sia un posto fresco e adatto alla conservazione del vino. Intanto ho trovato dove rifornirmi di cisterne industriali da 1000 litri per la raccolta dell'acqua, queste hanno il bancale sotto rotto e per questo non le riutilizzano più, ma a me va bene lo stesso non le devo mica spostare. Le metterò nascoste alla vista, perche non è un bel vedere.

L'orto non mi ha dato molte soddisfazioni, a differenza della maggior parte d'Italia nel mio uliveto è piovuto pochissimo. Le patate hanno avuto varie selezioni, prima l'istrice, poi il caldo e la mancanza di acqua ne ha seccate precocemente una buona metà. Adesso attendo le altre che sono sempre verdi. Il vento di qualche settimana fa ha fatto molti danni, ha staccato un paio di innesti, compromesso i fagioli, piegato i filari delle viti, rotto un pesco carico di frutti e soprattutto ha diradato molto le olive.

Adesso basta con notizie negative, non voglio rattristarvi. Di buono c'è che il blog del forno è aggiornato per l'ultima volta, ho anche costruito un tavolo con il legno del cipresso caduto alcuni anni fa a causa del vento.




Nell'orto non tutto va male, per esempio i fagiolini, zucchetti, cavolo verza, carosello leccese, tortariello abbruzzese, pomodori e melanzane, stanno dando i propri frutti.


02 giugno 2009

Il mio primo C.I.R. all’Acquacheta


Non è un brutto modo di sentirsi, arrivare in una stanza, scambiare due parole con qualcuno, buttarsi su una sedia, seguire il ritmo della musica, fare un giro di danza, poi sparire senza rumore, assorbire il calore del forno come una lucertola, mentre altri che non conosci infornano la cena per tutti, sdraiarsi sull’erba a guardare le stelle intorno al fuoco alimentato da un pazzo nudo e simpatico, mentre un essere umano delizioso che viene dalla Patagonia parla nello stesso modo in cui suona e suona tutta la notte e te non sei più sicuro se stai sognando e quello che ti sembra di vedere non è un quadro di qualche visionario. Il suono del flauto di Pan riempie la notte senza luna, più ipnotiche del grande fuoco sono le montagne nere, il profilo aspro di carbone brilla della stessa luce fosforescente e fredda che emanano le stelle. La città è così lontana che l’arancione malato del cielo semplicemente non esiste e davvero non si può credere che qualche pescecane osi tagliare il crinale di quella stessa montagna per trasportare attraverso i boschi sacri e incontaminati quattordici enormi pale per la produzione di energia eolica. Che poi pianterà su quel carbone con grande stridio e saranno almeno cinque volte più alte degli alberi secolari intorno, svetteranno con la loro potenza ipnotica e il loro rumore sui boschi dell’Acquacheta.
Acqua silenziosa.
Per arrivare all’ecovillaggio si devono percorrere dieci chilometri di strada sterrata.
All’imbocco dell’ampio sentiero un cartello del comune di san Godenzo recita:


L’acqua scorre, silenziosa, tutto intorno. Adesso percepisco la bellezza di questo nome che meglio non poteva identificare un luogo di alberi imponenti e verdi di linfa abbondante, di felci, di ruscelli che declinano dolcemente senza fare rumore.
Quando il buio magico del bosco si apre sulle praterie bordate di ginestre, non riesci a vedere un paese, una casa, un traliccio, per quanto lontano guardi all’orizzonte.
Puoi assorbire un silenzio così raro, così puro, la mancaza assoluta del sottofondo, traccia del nemico, che è anche rassicurante, è il nemico che si conosce e che l’educazione ci ha insegnato ad affrontare. Quante volte ho pedalato ad un metro dalle ruore di un tir, mai sono salita su un albero più alto di un olivo.
La lontananza dall’asfalto si fa quasi paurosa. Un camper vecchio, scassato , colorato, pieno di cose.
Sul prato accanto un uomo coi capelli che sono tutti un nodo e tanta barba grigia sorride, qualche bambino biondo, un bel visino di giovane donna straniera.
Ho di nuovo quasi paura di tutta questa natura e dei miei simili che ha intracciato a sè, ho paura di non essere accettata, di fare troppo rumore, di tornare a casa più sola di come sono partita, di perdere la speranza. Di non appartenere più a nessuno. Diversa da questi e dagli altri, selvatica, ma di bosco senza spine. Attraversiamo barriere che siamo autorizzati ad aprire, ci chiudiamo cancelli alle spalle. Seguiamo segnali, attraversiamo acqua immobile e limpidissima.
Un albero diverso sembra segnare l’ultima curva, un cavallo, un recinto, la casa.
Irrompere con gran fracasso di ferro, finalmente spengere il motore.
Scendere pieni di meraviglia scherzando su quanto lontano l’uomo possa scappare dal mondo, venire subito a sapere che per quanto lontano tu possa scappare, ti trovano sempre.
La pianura ha bisogno di energia, possibilmente un energia verde, per consumare oltre il picco del petrolio senza sensi di colpa, come succede da sempre.
L’impianto non deve disturbare il cliente, si farà ad un chilometro dal confine del Parco Naturale delle Foreste Casentinesi, dove gli abitanti non protesteranno per il rumore che appassisce ogni vita, potranno solo scappare, scapperanno cervi, lupi, cinghiali e gli uomini? Quei pochi che si sono rifugiati qui, che proteggono e curano la montagna, che per rispetto della natura hanno scelto di vivere semplicemente, usando pochissima energia fornita da pannelli solari?
Il Comune è d’accordo a trasformare in autostrade quelli che definiva Sentieri Sacri.
A trasformare “la valle di immenso valore paesaggistico oltrechè storico-culturale” in “zona industriale camionabile”.
Esiste un blog www.ariacheta.blogspot.com/ per approfondire e partecipare.
Si stanno raccogliendo firme, la popolazione locale è esigua e come spesso succede, insofferente alle richieste d’aiuto, capisco bene la paura di esporsi propria dei piccoli centri.
Leggete questo.
Se non sapete come passare una domenica, fateci un giro.
Vedrete qualcosa di unico, prima che sia distrutto.
Potrebbe venirvi voglia di lottare perché non accada.
Ricorderò tutti voi del mio primo C.I.R. , Daria, Simona, Jimi, Juan, Andrea Papà, Mario Cecchi,Giuseppe, Mattia, il suonatore del flauto di Pan, le ragazze che danzavano, il suonatore di fisarmonica, l’uomo felice dai capelli pieni di nodi, Susy, i signori del Monte Giovo, i pazzi nudi sotto la pioggia con quel freddo, il ragazzo di Milano, il signore che mi ha abbracciato e non ci avevo mai parlato, quello che mi ha schiacciato forte un piede nudo, intorno al fuoco e non ha fatto una piega, ha continuato a guardare le stelle.
Tutti sono importanti, nessuno è indispensabile, una gran bella sensazione, assomiglia molto alla libertà.
Scrivo i vostri nomi prima che se li porti via il vento.
Tiziana

25 maggio 2009

Manca l'acqua

E ci ri-siamo! Con un inverno piovoso che sembrava promettere un'estate mite e con piogge regolari, manco a pensarlo, che le patete stanno già seccando,le nuove piante da frutto hanno già bisogno di regolari annaffiature. L'orto ha bisogno di acqua, ma la scorta è limitata, solo le piogge possono salvarlo. Sto prendendo in considerazione l'ipotesi pozzo, ma potrebbe rivelarsi un costo troppo oneroso, visto che in collina è difficile sapere con esattezza a che profondità si trova l'acqua.

11 maggio 2009

Il metato all'abetaia


Cosa ci fa un metato in mezzo agli abeti?!
...me lo son chiesto anch'io. E' un po' come chiedersi cosa ci fanno le piramidi in mezzo al deserto! ma prima non era deserto.
Ebbene anche l'abetaia non era abetaia, quel posto risulta segnato come uliveto-vigneto, c'è anche la testimonianza di un'ultima pianta d'olivo rimasta. I castagni sono poco distanti e questo dà un senso al metato.
Il posto ha un certo fascino. Gli abeti sono altissimi, la vista è aperta sulla pianura, così che dalla pianura si distingue bene quella fascia verde scuro.
Non ci vado spesso, è un pezzo di terra distante dalla strada principale, ci si accede da una piccola mulattiera che con il mio furgone non ci si passa.
La mia mtb in inverno va in letargo, ma a primavera si risveglia e uno dei percorsi preferiti è il giro all'abetaia. Non è distante dall'uliveto, ma manca sempre l'occasione per andarci, come manca l'occasione per risistemare il metato che ormai non ha più il tetto e i muri stanno franando.