Quando la primavera si manifesta, il mondo diventa bello all'improvviso. La smania di vedere tutto fiorito e cresciuto ci porta a un frenetico impulsivismo, non sopportiamo un giorno di pioggia!!
Gli astri ce l'avevano tolta gli ultimi anni, dall'inverno passavamo all'estate saltando il periodo migliore dell'anno ...la primavera è questa, è instabile.
Il verde della natura stimola la voglia di procreare, di mettere un seme per vederne spuntare il germoglio che diventerà un frutto con tanti semi all'interno, di creare vita.
Non ho mai allevato insetti, questi si riproducono da sé, o meglio si riproducevano da sé, prima che l'uomo non ci mettesse il suo zampino.
L'allevamento delle api regine è diventato un obbligo morale dell'uomo, lo deve per la sopravvivenza di questi cari insetti.
Il mio primo traslarvo l'ho fatto domenica, con il tempo instabile, con molta incertezza, ma convinto che non sbagliavo.
Ho preparato la mia arnia di allevamento in modo tutto personale, come sempre improvvisando ...sono un uomo pericoloso!!
Non ho famiglie forti, non volevo sacrificare famiglie per allevare regine, quindi ho chiesto ad ogni famiglia un piccolo sforzo, un mezzo telaino di covata con le api sopra.
Devo dire che non erano felicissime di accontentarmi, è un po' come gli italiani che devono pagare l'IMU!!
Quando ho trasferito gli sciami nelle arnie definitive, ho messo, tra l'ultimo di covata e quello di scorte, un telaino da melario, per far costruire celle da fuco nella parte sottostante il telaino.
Questi telaini sono pieni di covata e quindi perfetti per creare una famiglia orfana, buona per allevare regine.
Il nuovo nucleo formato l'ho piazzato sopra una famiglia con regina, inserendo un escludi regina, e un diaframma con un foro di circa 12 cm di diametro tra il nido e il melario.
Il giorno dopo, cioè domenica scorsa, ho inserito la stecca con le larve innestate, il risultato è più che positivo, ho avuto poco meno del 50% di accettazione.
Così, nel frattempo che le api si ubriacano di nettare di acacia, io mi gusto le mie fragoline belle rosse :)
Prossimo post parliamo dell'arnia di fecondazione!
21 maggio 2013
28 aprile 2013
Via il tunnel!
Sta per arrivare una settimana calda, per non rischiare di trovare la verdura cotta prima ancora di coglierla ho preferito togliere il nylon dall'orto.
Posso dedicare solo pochi minuti per volta all'orto, per questo l'orto diventa uno stupendo caos!
Il galletto mugellese (notare come è cresciuto) mi osserva, aspetta che abbia finito di pacciamare per chiamare le sue pollastre a razzolare proprio dove ho seminato le carote ...c'è dei bellissimi vermetti lì sotto!!
La pacciamatura è fatta con il famoso carbone e la paglia.
Posso dedicare solo pochi minuti per volta all'orto, per questo l'orto diventa uno stupendo caos!
Il galletto mugellese (notare come è cresciuto) mi osserva, aspetta che abbia finito di pacciamare per chiamare le sue pollastre a razzolare proprio dove ho seminato le carote ...c'è dei bellissimi vermetti lì sotto!!
La pacciamatura è fatta con il famoso carbone e la paglia.
25 aprile 2013
La liberazione dal male!
Quando si pensa al male si pensa a qualcosa che ci fa soffrire, a qualcosa che ci distrugge dentro e che non ci da speranza per il futuro. Il male invece è necessario, è qualcosa che c'è nella natura umana, ci da consapevolezza, ci mette i piedi per terra, ci fa capire che che non esiste gioia senza soffrire.
Le persone ottimiste sanno che quando finisce il male c'è sicuramente la rinascita, ma prima ci deve essere la liberazione dal male.
Non c'è liberazione senza combattere, la lotta fa parte delle persone ottimiste, che sono il motore dell'umanità.
L'annus horribilis è finito, finalmente le temperature medie e le precipitazioni sono nella media stagionale, anche se molti non l'apprezzano ...che "vadino" a vivere nel deserto del Gobi!!
La lotta fa parte degli ottimisti, dopo aver conosciuto il peggior male che può attaccare le api, l'astronave di Harlock parte per una battaglia (soprattutto psicologica) per sconfiggere il male.
Si riparte, come prima più di prima, all'uliveto sono arrivati tredici sciami nuovi ...tutti insieme, tutti messi nelle loro arnie.
Quì si fa sul serio, la battaglia "s'ha da vincere", dieci sciami sono stati portati da una ragazza meravigliosa, gli altri tre arrivano da un'azienda apistica nota.
Sto finendo di compilare i moduli per l'inizio attività, e tutto parte in una nuova dimensione, non più puro divertimento, ma sarà un futuro nella natura :)
Le persone ottimiste sanno che quando finisce il male c'è sicuramente la rinascita, ma prima ci deve essere la liberazione dal male.
Non c'è liberazione senza combattere, la lotta fa parte delle persone ottimiste, che sono il motore dell'umanità.
L'annus horribilis è finito, finalmente le temperature medie e le precipitazioni sono nella media stagionale, anche se molti non l'apprezzano ...che "vadino" a vivere nel deserto del Gobi!!
La lotta fa parte degli ottimisti, dopo aver conosciuto il peggior male che può attaccare le api, l'astronave di Harlock parte per una battaglia (soprattutto psicologica) per sconfiggere il male.
Si riparte, come prima più di prima, all'uliveto sono arrivati tredici sciami nuovi ...tutti insieme, tutti messi nelle loro arnie.
Quì si fa sul serio, la battaglia "s'ha da vincere", dieci sciami sono stati portati da una ragazza meravigliosa, gli altri tre arrivano da un'azienda apistica nota.
Sto finendo di compilare i moduli per l'inizio attività, e tutto parte in una nuova dimensione, non più puro divertimento, ma sarà un futuro nella natura :)
07 aprile 2013
Produzione di carbone
Eccoci qui a riparlare di biochar.
Prima di tutto cos'è il biochar? ...è carbone prodotto attraverso la pirolisi di biomassa in assenza di ossigeno.
Non sto a descrivere tutti i vantaggi che può dare al terreno il biochar, per questo vi rimando a blog più seri, tipo qui e qui.
Quello che voglio mostrare al "mondo" è il mio bidone per produrre carbone ...non so se definirlo biochar visto che non è prodotto totalmente in assenza di ossigeno.
Dopo "vari studi" utilizzando come fonte la rete, con l'aiuto dell'inesauribile Nicola, che con le sue tecniche sostenibili riesce a coinvolgere anche i più scettici tra i sostenitori dell'agricoltura tradizionale, sono arrivato alla mia versione, unica nella rete, per quanto ne so.
Come sempre i miei esperimenti partono dall'utilizzo di materiali di riciclo, o a basso costo, quindi fattibile per tutti.
Negli ultimi anni si è sollevato il problema dello smaltimento della biomassa ricavata dalle potature degli alberi da frutto e, per quanto riguarda la mia zona, soprattutto dell'olivo. Molti comuni hanno vietato l'utilizzo del fuoco senza però dare delle alternative valide per chi non ha troppi mezzi. Così si incentiva l'abbandono dei terreni con i relativi rischi derivanti da questa pratica. A mio avviso, i comuni dovrebbero organizzare un sistema di raccolta "porta a porta", o meglio terreno a terreno, e sfruttare l'enorme potenziale energetico della potatura dell'olivo.
Nel mio piccolo provo e cerco di trovare nuove vie, questo esperimeno ha lo scopo di trovare nuove tecniche alternative al normale rogo, dispendioso e poco produttivo!!
Non spaventatevi, non è una centrale atomica, è una cosa semplice, più semplice e veloce di quello che può apparire! Per quanto riguarda l'efficacia, devo dire che mi ha deluso il risultato che ho ottenuto con le frasche dell'olivo, se devo dare un voto a questo scopo il risultato è insufficiente!! mentre con legna asciutta, funziona perfettamente e il voto va da sufficiente a ottimo. Diciamo che bruciare brucia tutto, ma per considerarla pirolizzazione non deve uscire fumo dalla canna fumaria, con le sole ramaglie fresche, anche se di olivo, quindi molto infiammabili, si raggiunge questo risultato solo con l'aiuto di legna secca.
La potatura è composta per lo più da foglie e ramoscelli fini, i rami più grossi vengono ramagliati per poterli utilizzare nelle stufe e nei camini. Tutto questo frascame dell'olivo ha un potere calorico eccezionale, se fosse utilizzato interamente potrebbe dare un buon contributo energetico, visto che ce n'è tanto bisogno.
I materiali per costruirlo sono questi:
Un bidone da 55 galloni (220 l ) due tubi di ferro di diametro 50 mm e 3 m di lunghezza, un metro di canna fumaria in lamiera con diametro 14 cm. Sono necessari alcuni utensili da lavoro come saldatrice, trapano, smerigliatrice.
Il procedimento è questo: tagliare i due tubi di 3 metri con la smerigliatrice in quattro pezzi, in modo da avere otto tubi lunghi 75 cm l'uno.
Capovolgere il bidone e con una tazza di 51 mm fare otto fori lungo il perimetro.
Mettere il bidone in orizzontale e saldare uno ad uno i tubi tagliati precedentemente. Quando si salda, il tubo deve rimanere nella parte più bassa, così da non doverlo bloccare in altro modo per poterlo saldare.
Saldare anche la parte superiore all'interno
.
Per quanto riguarda la canna fumaria, il sistema è quello di fare una stella con la smerigliatrice nel coperchio, piegando poi le punte in modo da rendere possibile il fissaggio alla canna fumaria con delle viti.
Dopo la prima sperimentazione ho deciso di fare alcune modifiche per migliorare l'ascesa dei gas sprigionati dalle biomasse.
Ho praticato dei fori sul fondo con una piccola tazza di 21 mm.
La differenza che si nota rispetto ad un normale pirolizzatore fatto artigianalmente con un bidone, sta sostanzialmente negli otto tubi che convogliano l'aria dal fondo; questo permette a l'aria di preriscaldarsi e di creare un tiraggio più efficace.
Qui sotto, un' immagine schematica di come avviene la pirolisi col sistema a doppio bidone, che sostanzialmente funziona come il sistema creato da me con i tubi.

Come si può vedere dal video qui sotto, per ottenere una maggior potenza, ho sperimentato una canna fumaria molto più alta, improvvisata con una lamiera ondulata avvolta e bloccata con del fildiferro.
P.S. come si può notare, non si vede fumo!
Prima di tutto cos'è il biochar? ...è carbone prodotto attraverso la pirolisi di biomassa in assenza di ossigeno.
Non sto a descrivere tutti i vantaggi che può dare al terreno il biochar, per questo vi rimando a blog più seri, tipo qui e qui.
Quello che voglio mostrare al "mondo" è il mio bidone per produrre carbone ...non so se definirlo biochar visto che non è prodotto totalmente in assenza di ossigeno.
Dopo "vari studi" utilizzando come fonte la rete, con l'aiuto dell'inesauribile Nicola, che con le sue tecniche sostenibili riesce a coinvolgere anche i più scettici tra i sostenitori dell'agricoltura tradizionale, sono arrivato alla mia versione, unica nella rete, per quanto ne so.
Come sempre i miei esperimenti partono dall'utilizzo di materiali di riciclo, o a basso costo, quindi fattibile per tutti.
Negli ultimi anni si è sollevato il problema dello smaltimento della biomassa ricavata dalle potature degli alberi da frutto e, per quanto riguarda la mia zona, soprattutto dell'olivo. Molti comuni hanno vietato l'utilizzo del fuoco senza però dare delle alternative valide per chi non ha troppi mezzi. Così si incentiva l'abbandono dei terreni con i relativi rischi derivanti da questa pratica. A mio avviso, i comuni dovrebbero organizzare un sistema di raccolta "porta a porta", o meglio terreno a terreno, e sfruttare l'enorme potenziale energetico della potatura dell'olivo.
Nel mio piccolo provo e cerco di trovare nuove vie, questo esperimeno ha lo scopo di trovare nuove tecniche alternative al normale rogo, dispendioso e poco produttivo!!
Non spaventatevi, non è una centrale atomica, è una cosa semplice, più semplice e veloce di quello che può apparire! Per quanto riguarda l'efficacia, devo dire che mi ha deluso il risultato che ho ottenuto con le frasche dell'olivo, se devo dare un voto a questo scopo il risultato è insufficiente!! mentre con legna asciutta, funziona perfettamente e il voto va da sufficiente a ottimo. Diciamo che bruciare brucia tutto, ma per considerarla pirolizzazione non deve uscire fumo dalla canna fumaria, con le sole ramaglie fresche, anche se di olivo, quindi molto infiammabili, si raggiunge questo risultato solo con l'aiuto di legna secca.
La potatura è composta per lo più da foglie e ramoscelli fini, i rami più grossi vengono ramagliati per poterli utilizzare nelle stufe e nei camini. Tutto questo frascame dell'olivo ha un potere calorico eccezionale, se fosse utilizzato interamente potrebbe dare un buon contributo energetico, visto che ce n'è tanto bisogno.
I materiali per costruirlo sono questi:
Un bidone da 55 galloni (220 l ) due tubi di ferro di diametro 50 mm e 3 m di lunghezza, un metro di canna fumaria in lamiera con diametro 14 cm. Sono necessari alcuni utensili da lavoro come saldatrice, trapano, smerigliatrice.
Il procedimento è questo: tagliare i due tubi di 3 metri con la smerigliatrice in quattro pezzi, in modo da avere otto tubi lunghi 75 cm l'uno.
Capovolgere il bidone e con una tazza di 51 mm fare otto fori lungo il perimetro.
Mettere il bidone in orizzontale e saldare uno ad uno i tubi tagliati precedentemente. Quando si salda, il tubo deve rimanere nella parte più bassa, così da non doverlo bloccare in altro modo per poterlo saldare.
Saldare anche la parte superiore all'interno
.
Per quanto riguarda la canna fumaria, il sistema è quello di fare una stella con la smerigliatrice nel coperchio, piegando poi le punte in modo da rendere possibile il fissaggio alla canna fumaria con delle viti.
Dopo la prima sperimentazione ho deciso di fare alcune modifiche per migliorare l'ascesa dei gas sprigionati dalle biomasse.
Ho praticato dei fori sul fondo con una piccola tazza di 21 mm.
La differenza che si nota rispetto ad un normale pirolizzatore fatto artigianalmente con un bidone, sta sostanzialmente negli otto tubi che convogliano l'aria dal fondo; questo permette a l'aria di preriscaldarsi e di creare un tiraggio più efficace.
Qui sotto, un' immagine schematica di come avviene la pirolisi col sistema a doppio bidone, che sostanzialmente funziona come il sistema creato da me con i tubi.
Come si può vedere dal video qui sotto, per ottenere una maggior potenza, ho sperimentato una canna fumaria molto più alta, improvvisata con una lamiera ondulata avvolta e bloccata con del fildiferro.
P.S. come si può notare, non si vede fumo!
10 febbraio 2013
L'acqua: punto di vista di Lillo!!
Sono qui per raccontarvi "l'acqua" dal mio punto di vista canino.
Prima di tutto voglio descrivervi il mio carattere: sono un cane irrequieto, mi piace farmi fotografare, ubbidisco solo quando mi va, ma capisco quando l'ho combinata grossa.
Parto col raccontarvi della situazione idrica dell'uliveto (qualcosa avrò preso dal mio padrone), in anni che abbiamo questo pezzo di terra le cose sono migliorate grazie al lungo e divertente lavoro che abbiamo fatto (sempre dal mio punto di vista).
All'inizio era tutto pieno di rovi e l'acqua non c'era, poi abbiamo cominciato a raccogliere quella che viene dal cielo in tre cisterne da mille litri ...ma non bastava! Con il tempo abbiamo ripristinato un vecchio deposito in muratura, ma anche lì ci sono stati dei problemi di tenuta, fino a che non abbiamo deciso di metterci un telo di nylon all'interno.
Nel frattemo le cisterne si sono moltiplicate fino a creare dei grattacieli ...adesso si conta una scorta idrica di oltre 20.000 litri, ed inoltre è stato migliorato tutto il sistema di raccolta delle piogge ...si raccoglie l'acqua anche da sopra il cesso!!
Il mio padroncino ha portato l'acqua in tutti i punti strategici dell'uliveto, tutto funziona grazie alla forza di gravità.
Ma il pezzo migliore è il filtro, da quando c'è, posso bere l'acqua più limpida che abbia mai visto! certo non è potabile per voi essere umani, ma con qualche accorgimento potrebbe anche esserlo!!
Il filtro non è altro che una cisterna da mille litri tagliata nella sommità (tra l'altro la parte superiore è servita per fare il laghetto alle anatre). All'interno del filtro ci sono vari strati di materiale, a partire dal basso c'è: ghiaia, t.n.t., rena, t.n.t, carbone, t.n.t. e ancora rena. Nella sommità sono state piantate delle piantine di salice che servono sia per la fitodepurazione, sia per la produzione di vinchi per legare le viti. Adesso sembrano degli stecchi insignificanti, ma in estate, mi ha assicurato il mio padroncino, saranno degli arbusti con tutto il verde intorno!
Ci sono tre cisterne poste più in alto del filtro, l'acqua filtrata può andare dappertutto, ma viene utilizzata solo nella casina ...per l'irrigazione non viene filtrata. Funziona in modo automatico, cioè si riempie tramite una valvola con galleggiante posta in un recipiente ricavato da una tanica. La valvola la potete trovare in qualsiasi negozio di bricolage ...è quella che va nella scatola dello sciacquone. Così scritto sembra tutto semplice, ma è stato un lavoro faticoso e complesso, a cominciare dal trasporto del materiale; circa 13 ql di roba.
Oggi ho fatto molto arrabbiare il mio padroncino, lo stavo aiutando a far rientrare le galline nel pollaio, quando un paio di queste si sono dileguate. Una gli ho fatto cambiare idea con le buone, l'altra è volata nel burroncino, a quel punto non ci ho visto più. Come dicevo nella descrizione del mio carattere, obbedisco solo quando mi va, nonostante le grida del padroncino, l'ho acchiappata e gliel'ho fatta pagare, adesso non scappa più!!
A quel punto avevo capito che l'avevo combinata grossa, ma l'istinto che è in me ha avuto il sopravvento.
03 febbraio 2013
Il progresso!
Mentre la Vanna Marchi della politica promette di restituire l'IMU, qui si assiste a quello che è considerato il progresso!!
Tutto quello che tocca l'uomo è destinato ad essere potenziato, ingrossato, plasmato, distrutto!!
Questo è evidente quando vedi un'anatra acquistata da allevamento industriale, nata in un'incubatrice, come probabilmente tutte le sue progenitrici da generazioni. Queste perdono la cosa più bella e utile che c'è in ogni essere vivente: l'istinto.
L'istinto è quella cosa che fa muovere l'universo, senza istinto si estinguerebbero tutte le forme di vita animali della Terra.
L'anatra muta, madre di questa creatura è riuscita a far fuori più della metà dei suoi piccoli schiacciandoli o rompendo l'uovo prima della fine della gestazione.
Gli unici tre anatroccoli che sono nati è grazie al mio aiuto!
C'è ancora un'anatra che sta covando, spero che riesca a far schiudere le sue 6 uova senza romperne nessuna.
Intanto nella fattoria, per la gioia del gallo, sono arrivate altre tre galline mugellesi.
Vengono dal solito pollaio delle altre, il proprietario me le ha cedute perché non può più tenerle libere ...hanno distrutto l'orto del vicino!
Tutto quello che tocca l'uomo è destinato ad essere potenziato, ingrossato, plasmato, distrutto!!
Questo è evidente quando vedi un'anatra acquistata da allevamento industriale, nata in un'incubatrice, come probabilmente tutte le sue progenitrici da generazioni. Queste perdono la cosa più bella e utile che c'è in ogni essere vivente: l'istinto.
L'istinto è quella cosa che fa muovere l'universo, senza istinto si estinguerebbero tutte le forme di vita animali della Terra.
L'anatra muta, madre di questa creatura è riuscita a far fuori più della metà dei suoi piccoli schiacciandoli o rompendo l'uovo prima della fine della gestazione.
Gli unici tre anatroccoli che sono nati è grazie al mio aiuto!
C'è ancora un'anatra che sta covando, spero che riesca a far schiudere le sue 6 uova senza romperne nessuna.
Intanto nella fattoria, per la gioia del gallo, sono arrivate altre tre galline mugellesi.
Vengono dal solito pollaio delle altre, il proprietario me le ha cedute perché non può più tenerle libere ...hanno distrutto l'orto del vicino!
26 gennaio 2013
Ridotta come un colabrodo!
Gli entusiasmi per le realizzazioni di miglioramento logistico all'uliveto durano poco.
Nel post precedente parlavamo di una bella realizzazione che poteva risolvere e migliorare la situazione per quanto riguarda l'orto, ma i facili entusiasmi da queste parti sono solo per i novelli agricoltori.
Ebbene siamo qui a cercar di capire che diavolo di uccello possa aver preso di mira la mia nuova serra. Subito dopo aver fatto il post sopra citato, qualche essere volatile si era intestardito nel forare il nylon per non so quale motivo. Ho riparato il grosso buco ed altri più piccoli con dello scotch trasparente, e sembrava finita lì, ma oggi la spiacevole sorpresa, ho trovato il nylon conciato come un colabrodo!! Buchi grossi come un pollo (e voi direte che centra il colabrodo?!) per tutta la lunghezza della serra. Per adesso l'ho riparata sembre con dello scotch, ma questo non regge molto a lungo, dovrò trovare una soluzione.
Non è che voglio che questo blog diventi un blog che parla solo di sventure, qui si deve parlare di sogni da realizzare per migliorare l'esistenza, per questo voglio parlare anche delle anatre che stanno covando, a breve, se tutto va bene potrò annunciare l'evento.
Ci siamo messi (sempre io e Lillo) a preparare un nuovo riparo per dare una casa a tutti gli abitanti del pollaio. È un po' la fotocopia dell'altro ...fatto con materiali di recupero!
Ebbene siamo qui a cercar di capire che diavolo di uccello possa aver preso di mira la mia nuova serra. Subito dopo aver fatto il post sopra citato, qualche essere volatile si era intestardito nel forare il nylon per non so quale motivo. Ho riparato il grosso buco ed altri più piccoli con dello scotch trasparente, e sembrava finita lì, ma oggi la spiacevole sorpresa, ho trovato il nylon conciato come un colabrodo!! Buchi grossi come un pollo (e voi direte che centra il colabrodo?!) per tutta la lunghezza della serra. Per adesso l'ho riparata sembre con dello scotch, ma questo non regge molto a lungo, dovrò trovare una soluzione.
Non è che voglio che questo blog diventi un blog che parla solo di sventure, qui si deve parlare di sogni da realizzare per migliorare l'esistenza, per questo voglio parlare anche delle anatre che stanno covando, a breve, se tutto va bene potrò annunciare l'evento.
Ci siamo messi (sempre io e Lillo) a preparare un nuovo riparo per dare una casa a tutti gli abitanti del pollaio. È un po' la fotocopia dell'altro ...fatto con materiali di recupero!
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