23 giugno 2013

La Warrè che cammina!

Il mio primo traslarvo rimane indelebile in questa foto. Una sola regina si è fecondata ed ha potuto metter su famiglia.


Dei quattro mini nuclei che avevo preparato per le quattro celle reali, solo una è riuscita nell'impresa, ed ha preso tutte le altre api degli altri mini nuclei. Così mi sembrava la buona occasione che aspettavo per mettere uno sciame nella Warrè. Fatte salire sopra nella nuova casa, rimaneva un problema, la posizione dove avevo messo l'arnia di fecondazione non era proprio quella giusta. Per spostare di posizione uno sciame o una famiglia di api, ci vogliono alcuni accorgimenti altrimenti le bottinatrici che hanno memorizzato la posizione della loro dimora, si troveranno smarrite!!
Ci sono vari metodi da adottare: portarle ad almeno tre km di distanza, chiuderle in un ambiente buio e fresco per tre giorni, spostarle di mezzo metro al giorno fino alla posizione desiderata.
Così la Warrè ha preso a camminare, adesso siamo quasi arrivati al punto di arrivo.

16 giugno 2013

L'orto autarchico!

Nell'attesa della seconda principale fioritura della mia zona, le api mi danno il tempo per visitare l'orto che nel frattempo ha preso una certa libertà di espressione. Devo dire che a me piace quando la natura si esprime in modo così autarchico, così riesce a dare il meglio di se! 


Con la borsa della spesa faccio il giro del supermercato-naturale senza passare dalla cassa :)




Intanto le api si lamentano per le trappole per il polline, non gli va giù che devono passare da un forellino così stretto. Gli ho promesso che a primavera, quando è ancora freddo e non possono bottinare, una parte glielo restituisco, così possono darlo ai loro piccoli.

  
Alcune famiglie sono andate in villeggiatura, sono felici perché dove sono adesso bottinano ancora l'acacia!

 

01 giugno 2013

La tecnica non è aria!

Vorrei che il mondo fiorisse come in una cartolina del chianti ...vorrei essere utile in questo breve periodo di passaggio dalla terra.

La tecnica apistica non è naturale come non lo è volare nei cieli bruciando petrolio, questo è per assicurarmi un atterraggio morbido nel mondo dei buoni!

Eravamo rimasti al traslarvo e le sei celle reali che le mie apine stavano allevando, è il momento di mostrare come queste vengono avviate alla vita produttiva.
Prima che un'ape regina inizi l'ovodeposizione deve essere fecondata. La fecondazione avviene fuori dall'arnia ...in volo!!
Per avere una regina pronta da inserire in una famiglia dal momento del suo sfarfallamento ci vogliono circa 15 giorni, per questo si usano dei nuclei di fecondazione.
Ci sono varie misure e vari pensieri su come formare questi nuclei, questo dipende dalla scelta dell'apicoltore che utilizzerà la tecnica che ritiene migliore per le sue possibilità.
Girovagando per internet cercando la soluzione che più mi soddisfacesse, mi imbatto in questo forum, dove viene mostrata questa arnietta di fecondazione fatta con un melario dadant, mi pare subito molto interessante, mi prende voglia di rifarla e provarci!!


La tecnica e le dimensioni per ogni singolo nucleo sono quelle dell'arnietta apidea, quindi molto ridotte.
Per ogni singolo nucleo basta un bicchiere d'api, così non si deve sacrificare o indebolire nessuna famiglia.

Adesso prendiamo le sei celle reali ...opss, ne erano rimaste quattro, (perché l'inesperienza si paga!!) le ho già messe nei forellini sul coperchio e sono già nate, ora aspettiamo che le regine escano per fare il loro volo nuziale e quando inizieranno a deporre verranno marcate e sono pronte.






21 maggio 2013

Io amo la primavera

Quando la primavera si manifesta, il mondo diventa bello all'improvviso. La smania di vedere tutto fiorito e cresciuto ci porta a un frenetico impulsivismo, non sopportiamo un giorno di pioggia!!
Gli astri ce l'avevano tolta gli ultimi anni, dall'inverno passavamo all'estate saltando il periodo migliore dell'anno ...la primavera è questa, è instabile.

Il verde della natura stimola la voglia di procreare, di mettere un seme per vederne spuntare il germoglio che diventerà un frutto con tanti semi all'interno, di creare vita.


Non ho mai  allevato insetti, questi si riproducono da sé, o meglio si riproducevano da sé, prima che l'uomo non ci mettesse il suo zampino.
L'allevamento delle api regine è diventato un obbligo morale dell'uomo, lo deve per la sopravvivenza di questi cari insetti.
Il mio primo traslarvo  l'ho fatto domenica, con il tempo instabile, con molta incertezza, ma convinto che non sbagliavo.

Ho preparato la mia arnia di allevamento in modo tutto personale, come sempre improvvisando ...sono un uomo pericoloso!!
Non ho famiglie forti, non volevo sacrificare famiglie per allevare regine, quindi ho chiesto ad ogni famiglia un piccolo sforzo, un mezzo telaino di covata con le api sopra.
Devo dire che non erano felicissime di accontentarmi, è un po' come gli italiani che devono pagare l'IMU!!
Quando ho trasferito gli sciami nelle arnie definitive, ho messo, tra l'ultimo di covata e quello di scorte, un telaino da melario, per far costruire celle da fuco nella parte sottostante il telaino.
Questi telaini sono pieni di covata e quindi perfetti per creare una famiglia orfana, buona per allevare regine.
Il nuovo nucleo formato l'ho piazzato sopra una famiglia con regina, inserendo un escludi regina, e un diaframma con un foro di circa 12 cm di diametro tra il nido e il melario.


Il giorno dopo, cioè domenica scorsa, ho inserito la stecca con le larve innestate, il risultato è più che positivo, ho avuto poco meno del 50% di accettazione.



Così, nel frattempo che le api si ubriacano di nettare di acacia, io mi gusto le mie fragoline belle rosse :)


 Prossimo post parliamo dell'arnia di fecondazione!

28 aprile 2013

Via il tunnel!

Sta per arrivare una settimana calda, per non rischiare di trovare la verdura cotta prima ancora di coglierla ho preferito togliere il nylon dall'orto.
Posso dedicare solo pochi minuti per volta all'orto, per questo l'orto diventa uno stupendo caos!


Il galletto mugellese (notare come è cresciuto) mi osserva, aspetta che abbia finito di pacciamare per chiamare le sue pollastre a razzolare proprio dove ho seminato le carote ...c'è dei bellissimi vermetti lì sotto!!


La pacciamatura è fatta con il famoso carbone e la paglia.




25 aprile 2013

La liberazione dal male!

Quando si pensa al male si pensa a qualcosa che ci fa soffrire, a qualcosa che ci distrugge dentro e che non ci da speranza per il futuro. Il male invece è necessario, è qualcosa che c'è nella natura umana, ci da consapevolezza, ci mette i piedi per terra, ci fa capire che che non esiste gioia senza soffrire.
Le persone ottimiste sanno che quando finisce il male c'è sicuramente la rinascita, ma prima ci deve essere la liberazione dal male.
Non c'è liberazione senza combattere, la lotta fa parte delle persone ottimiste, che sono il motore dell'umanità.


L'annus horribilis è finito, finalmente le temperature medie e le precipitazioni sono nella media stagionale, anche se molti non l'apprezzano ...che "vadino" a vivere nel deserto del Gobi!!

La lotta fa parte degli ottimisti, dopo aver conosciuto il peggior male che può attaccare le api, l'astronave di Harlock parte per una battaglia (soprattutto psicologica) per sconfiggere il male.

Si riparte, come prima più di prima, all'uliveto sono arrivati tredici sciami nuovi ...tutti insieme, tutti messi nelle loro arnie.


Quì si fa sul serio, la battaglia "s'ha da vincere", dieci sciami sono stati portati da una ragazza meravigliosa, gli altri tre arrivano da un'azienda apistica nota.
Sto finendo di compilare i moduli per l'inizio attività, e tutto parte in una nuova dimensione, non più puro divertimento, ma sarà un futuro nella natura :)


07 aprile 2013

Produzione di carbone

Eccoci qui a riparlare di biochar.
Prima di tutto cos'è il biochar? ...è carbone prodotto attraverso la pirolisi di biomassa in assenza di ossigeno. 
Non sto a descrivere tutti i vantaggi che può dare al terreno il biochar, per questo vi rimando a blog più seri, tipo qui e qui.
Quello che voglio mostrare al "mondo" è il mio bidone per produrre carbone ...non so se definirlo biochar visto che non è prodotto totalmente in assenza di ossigeno.
Dopo "vari studi" utilizzando come fonte la rete, con l'aiuto dell'inesauribile Nicola, che con le sue tecniche sostenibili riesce a coinvolgere anche i più scettici tra i sostenitori dell'agricoltura tradizionale, sono arrivato alla mia versione, unica nella rete, per quanto ne so.
Come sempre i miei esperimenti partono dall'utilizzo di materiali di riciclo, o a basso costo, quindi fattibile per tutti.
Negli ultimi anni si è sollevato il problema dello smaltimento della biomassa ricavata dalle potature degli alberi da frutto e, per quanto riguarda la mia zona, soprattutto dell'olivo. Molti comuni hanno vietato l'utilizzo del fuoco senza però dare delle alternative valide per chi non ha troppi mezzi. Così si incentiva l'abbandono dei terreni con i relativi rischi derivanti da questa pratica. A mio avviso, i comuni dovrebbero organizzare un sistema di raccolta  "porta a porta", o meglio terreno a terreno, e sfruttare l'enorme potenziale energetico della potatura dell'olivo.
Nel mio piccolo provo e cerco di trovare nuove vie, questo esperimeno ha lo scopo di trovare nuove tecniche alternative al normale rogo, dispendioso e poco produttivo!!


Non spaventatevi, non è una centrale atomica, è una cosa semplice, più semplice e veloce di quello che può apparire! Per quanto riguarda l'efficacia, devo dire che mi ha deluso il risultato che ho ottenuto con le frasche dell'olivo, se devo dare un voto a questo scopo il risultato è insufficiente!!  mentre con legna asciutta, funziona perfettamente e il voto va da sufficiente a ottimo. Diciamo che bruciare brucia tutto, ma per considerarla pirolizzazione non deve uscire fumo dalla canna fumaria, con le sole ramaglie fresche, anche se di olivo, quindi molto infiammabili, si raggiunge questo risultato solo con l'aiuto di legna secca.
La potatura è composta per lo più da foglie e ramoscelli fini, i rami più grossi vengono ramagliati per poterli utilizzare nelle stufe e nei camini. Tutto questo frascame dell'olivo ha un potere calorico eccezionale, se fosse utilizzato interamente potrebbe dare un buon contributo energetico, visto che ce n'è tanto bisogno.

I materiali per costruirlo sono questi:
Un bidone da 55 galloni (220 l ) due tubi di ferro di diametro 50 mm e 3 m di lunghezza, un metro di canna fumaria in lamiera con diametro 14 cm. Sono necessari alcuni utensili da lavoro come saldatrice, trapano, smerigliatrice.

Il procedimento è questo: tagliare i due tubi di 3 metri con la smerigliatrice in quattro pezzi, in modo da avere otto tubi lunghi 75 cm l'uno.



Capovolgere il bidone e con una tazza di 51 mm fare otto fori lungo il perimetro.


Mettere il bidone in orizzontale e saldare uno ad uno i tubi tagliati precedentemente. Quando si salda, il tubo deve rimanere nella parte più bassa, così da non doverlo bloccare in altro modo per poterlo saldare.


  Saldare anche la parte superiore all'interno
.

Per quanto riguarda la canna fumaria, il sistema è quello di fare una stella con la smerigliatrice nel coperchio, piegando poi le punte in modo da rendere possibile il fissaggio alla canna fumaria con delle viti.


Dopo la prima sperimentazione ho deciso di fare alcune modifiche per migliorare l'ascesa dei gas sprigionati dalle biomasse.
Ho praticato dei fori sul fondo con una piccola tazza di 21 mm.


La differenza che si nota rispetto ad un normale pirolizzatore fatto artigianalmente con un bidone, sta sostanzialmente negli otto tubi che convogliano l'aria dal fondo; questo permette a l'aria di preriscaldarsi e di creare un tiraggio più efficace.

Qui sotto, un' immagine schematica di come avviene la pirolisi col sistema a doppio bidone, che sostanzialmente funziona come il sistema creato da me con i tubi.


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 Come si può vedere dal video qui sotto, per ottenere una maggior potenza, ho sperimentato una canna fumaria molto più alta, improvvisata con una lamiera ondulata avvolta e bloccata con del fildiferro.

P.S. come si può notare, non si vede fumo!